Dell’età

Inutile girarci attorno. Oggi c’avremo pure creme strabilianti, la Somatoline Cosmetic 10 Notti Miracle Ghiaccio Istantaneo Pancia e Fianchi, le Hard Candy di Madonna con i suoi Personal Pilates Instructors in persona, ma dopo i 30, ragazzi, è tutta un’altra musica.

Innanzitutto a 20 anni mi bastava un solo giorno a base di n° 1 Segretello Pavesi (chissà se qualcuno se li ricorda!!), un quarto di mela Renetta sbucciata e 20 minuti di step sulla scala di casa per perdere 2 kg netti di grasso puro: la mia bilancia faceva concorrenza a quella della farmacia che con 200 lire ti diceva pure quello che t’eri magnato un mese prima.

Se pensate che a 17 anni sono riuscita a perdere 20 kg in 3 mesi, e semplicemente eliminando la mia grossa grassa rosetta pomeridiana a base di Emmental svizzero e mascarpone (in effetti solo quella era 3/4 del fabbisogno giornaliero di un pallavolista adulto) e buttando qualche foglia di insalata quà e là, vi fate un’idea più precisa di cosa volesse dire avere un metabolismo attivo.

Attività fisica regolare, un pò di attenzione ad evitare i fuori pasto e le favolose focacce toscane pomodoro e mozzarella durante la ricreazione, e stavo più secca di Chiara Biasi in piena fase detox.

Ad un certo punto, entusiasta del fatto che gli individui di genere maschile della mia classe si fossero improvvisamente accorti della mia esistenza, e mi passassero bigliettini del tipo: “Vuoi limonare con me? barra la casella si/ no/ forse dopo le vacanze” e non “Mi passi la versione di latino”, mi sono fatta decisamente prendere la mano. Ma come rinunciare alla gioia di indossare finalmente un bikini alla veneranda età di 17 anni, dopo innumerevoli costumi interi provenienti dal reparto taglie forti della Standa e i body in acetato dei saggi di ginnastica ritmica, in cui la mia pancia inguainata dentro peggio del sedere di Jlo nelle calze contenitive arrivava prima degli occhiali a fondo di bottiglia?? (questo quando la maestra mi permetteva di tenerli su, altrimenti mi sparavo tutta la coreografia lanciando palle e cerchi dove capitava).

Oggi per smaltire un cannolo mignon senza cioccolato, senza canditi, senza pistacchi ornamentali grattugiati e senza zucchero a velo mi tocca fare Roma-Ostia di corsa con la signorina Runtastic nelle orecchie che intima minacciosa “Fortifaiv chilometers, tirti tu minizs, foooooor sssecondzz”!! Come a dire, se ti fermi prima delle 800 Kcal te meno!

Quella che prima era un’allegra e spensierata serata con gli amici diventa un pusillanime conteggio a mente dei carboidrati in eccesso con cui ti ritroverai a fare i conti il giorno dopo. Provi allora la tattica della minima sopravvivenza calorica durante la giornata, che ti consente giusto di deambulare fino alla sedia dell’ufficio e respirare davanti al mac, per poi permetterti un piccolo sgarro la sera. A colazione caffè con Stevia e 1 Gran Cereale all’Avena -che ti mette tristezza già solo a guardarlo- a pranzo una fetta di tacchino con pomodorino pachino senza sale , e vai all’aperitivo con l’amica più a cuor leggero, con la promessa di dimostrare ferrea volontà nel riempire il piatto di sole verdure grigliate e una bruschetta di pane integrale.

Poi arrivi al buffet e svieni davanti al primo mini arancino che ti passa sotto il naso. Liam Hemsworth in costume adamitico che ti offre da bere non la spunterebbe nel confronto con le cicciose fette di pizza grondanti olio e formaggio affastellate intorno ad un trionfo di penne panna zucchine e gamberetti. E poi che fai, un bel bicchiere di Muller Thurgau ghiacciato non te lo bevi? Facciamo due, che la serata è tanto piacevole e la compagnia meravigliosa.

Risultato, non ti puoi permettere un altro sgarro per una settimana intera, passata ovviamente a suon di brodini di verdure liofilizzate Star, litri di Vitasnella ed estenuanti sedute di tapis roulant pendenza 27.

E adesso vi devo lasciare, sono le 23 e mi mancano ancora 100 squat, 3 serie di addominali da 300 e il mio doppio strato notturno della suddetta Somatoline, che a onor del vero dopo una giornata di sole centrifughe e 3 ore di Acqua Zumba è davvero efficacissima!! 😀

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Degli addii

Di solito era di notte. Notte piena. Le 3, forse le 4.

Niente luna. O pienissima, l’insolente.

Di notte accadono le cose migliori.

E’ di notte che la vita avanza, il corpo cambia, i pensieri prendono forma.

La macchina in moto, tante valigie, l’ultima coperta da prendere su, e un cuscino morbido da appoggiare dietro la testa. Cassette di Dalla e Venditti.

Si parte. Un ultimo saluto alle stanze vuote, in quel momento quasi nessun ricordo dei momenti trascorsi lì. Erano state settimane? O forse mesi, anni?

La macchina percorre lenta il vialetto, rivedi la piazza, la strada, il negozio. La panchina del tuo primo bacio. Il micio della vicina che sgattaiola sull’albero del cortile. Il bar del Kinder Paradiso ed Estathé ogni pomeriggio d’estate e d’inverno. La finestra del tuo tramonto preferito, nelle orecchie la cassetta di Festivalbar ’91 e It must have been love dei Roxette, a piangere sull’ amor perduto e sul compagnetto che ti prende in giro perché sei grassa.

E’ tutto immobile ora. Non un alito di vento, non fa freddo, nè caldo. Non è estate, nè inverno. Gli addii non hanno tempo, nè stagione.

Alle spalle la scuola, gli amici, luoghi divenuti familiari, appena in tempo.

Altro giro altra corsa. Non c’è tempo per affezionarsi, per lasciare una lacrima, per dire no. Per dire io mi voglio fermare. Come se fosse un destino ineluttabile.

Nella giostra della mia vita tanti visi, sorrisi, parole perdute nel tempo.

Impressioni. Un collage di immagini, 10 vite in una. Anche 15-20.

Quello che conta è andare. Con il vento in poppa e l’adrenalina nelle vene, chi si ferma è perduto. Non ci sono radici, solo nuovi semi da piantare, tele vuote da dipingere, nuove cose da fare e da scoprire.

Adesso, come allora, le emozioni sono cristallizzate.

7 anni e addosso nulla, se non l’odore delle sere d’estate. La sagoma dell’ulivo che si staglia tagliente nell’orizzonte. La tua voce sull’asfalto di un settembre ancora bollente di Via Poggi D’Oro. La corsa folle verso un amore che è tutto. La certezza assoluta di non voler stare in nessun altro posto al mondo.

Cosa è la vita, se non momenti. Un insieme di momenti affastellati alla rinfusa, e  la ricerca affannosa di riviverne i migliori, quelli persi nella distrazione dei giorni, quelli capitati mentre cercavi altro, quando la vita prende pieghe che mai avresti immaginato.

Come quel qualsiasi giovedì pomeriggio di fine agosto, su un traghetto dalla Sardegna a Civitavecchia, seduta sul ponte in balia dello scirocco. Le ginocchia raccolte strette tra le braccia, lo sguardo al mare, il viso struccato e abbronzato, il cuore gonfio di tumulti.

I momenti perfetti non hanno Ieri, e non hanno Domani.

Non ricordano e non attendono.

La Vita è adesso.

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Dell’amore

Un armadio di Ikea montato in garage in una fredda domenica pomeriggio per fare il cambio stagione.

Il tragitto tra la porta di casa e il vialetto verso la macchina, appoggiati l’uno sull’altro come i vecchietti di Montale, sotto un sole tiepido che si tuffa sfocato nell’orizzonte e l’aria rosa e viola.

Una torta gigante a forma di batteria, che se l’ avesse vista Buddy The Boss Cake mi avrebbe fatto oscurare Real Time.

Un cuore d’argento piccolo piccolo, dentro un cuore di carta piccolo piccolo, ma ci hai fatto entrare la tua foto la data e pure “Mi vuoi sposare”?

Un dvd con le foto più belle di tutti gli anni passati insieme, pure quelle che non ricordavi più, e ti accorgi di come vola il tempo.

Un dondolo sbilenco con i cuscini sbiaditi dal sole, petto contro schiena, un prato, un ulivo giovane, il cielo.

Un tavolo in giardino pieno di tutti gli amici più cari, di buon cibo, di abbracci, di scherzi, in una perfetta sera di luglio.

Un piattone colmo di frutta fresca sul divano davanti la Tv, facendo a gara a chi mangia più ciliegie.

Il tuo cassetto pieno di calzini neri coi blu.

Un libro di ricette impiastricciato di farina solo sulla pagina dei Muffin.

Una bustina del te’ pescata tra tante ad occhi chiusi mano sulla mano, che tanto tra il matcha e il pu-her non sapevi proprio cosa scegliere.

Un treno che arriva e magari non riparte più.

Una lavagnetta  su cui lasciare domande e risposte in gesso colorato. Conversazioni infinite.

Il carrello della spesa pienissimo perché stasera ci sono ospiti a cena.

Rubare i tuoi pantaloni della tuta troppo lunghi e troppo larghi.

Un vecchio biglietto di auguri ritrovato per caso in fondo ad un cassetto.

Catania- Palermo in macchina e prende solo Radio Tunisia 24.

Una scatoletta di cartone tutta bucherellata come regalo di compleanno, che guardi e senti: “Meowww!”

Scorazzare per il parco in mountain bike con l’aria in faccia, e pensare che non c’è nulla che ti manchi davvero.

Non perdersi mai di vista.

So davvero poche cose dell’amore.

Ma so che l’amore è  il mio posto nel mondo.

 

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Dell’estate

Giugno.

Ho tenuto il piumone per una settimana sulla sedia dell’ingresso, pronto per la prima lavanderia low cost scelta tra le 10 sotto casa nel raggio di 1 chilometro, che con 2 euro e 50 lo lava asciuga stira piega e ripone assalsicciato come una ‘nduja calabrese almeno fino al prossimo dicembre.

Ogni sera me lo sono puntualmente andato a riprendere, barcollando con un occhio chiuso e l’altro pure, per lanciarmelo addosso direttamente così come era piegato, stile gentil foglia di insalata pan di zucchero sotto l’ultimo strato di Club Sandwich (la gentil foglia sarei io se non fosse chiaro).

Le buste del cambio stagione hanno stazionato giorni e giorni per ogni angolo della stanza,  per essere devastate ogni mattina nell’indecisione tra una calza nera coprente 50 den e le havaianas giallo fluo.

La mattina sono uscita in canottiera per tornare la sera dall’ufficio dentro la tuta rossa da meccanico dell’ultima promozione di Vodafone Fibra. Sempre meglio del costume da Natalina, anche se aveva il pellicciotto.

Poi.  All’improvviso.

Non riesco a dormire perché culotte e canottiera mi opprimono come se indossassi lo scialle di lana merinos della nonna. La vista delle felpe in giro per casa mi provoca improvvisi attacchi di orticaria fulminante. Arturo peloso persiano grigio nuoterebbe persino nel water pur di ottenere un pò di frescura.

Mi giro e rigiro tra le lenzuola senza riuscire a prendere sonno. L ‘acqua in frigo è un brodo e sparo la temperatura a 6 ghiacciando all’istante i pomodori della coinquilina sul primo ripiano. Frugo per casa impazzita per scovare il telecomando del condizionatore del quale avevo ignorato l’esistenza fino a ieri.

E’ l’estate, gente. E arriva sempre così, beffarda, giusto per farti beccare l’ultimo raffreddore della stagione. Che infatti ho beccato, dando fondo a tutta la confezione di fazzolettini comprati dal ragazzo al semaforo, che non erano propriamente dei “Tempo CottonTouch” visto il mio naso color Patch Adams.

h 8.00 del mattino. 30 gradi all’ombra. Ciabatte e pinza in testa, occhialoni-moscone di ordinanza e aria agguerrita.

Prima tappa al supermercato, compro i contenitori da 24 cubetti per il ghiaccio, 1 cassa di Coca-Cola Zero  e 2 confezioni formato famiglia di gelato al Pistacchio (unico cibo semi-solido che riuscirò a mandar giù fino a settembre). Poi gli amici cinesi: suolette traspiranti per stiletto 15 e boccetta trasparente in plastica anti-caldo per spruzzettarmi nei momenti di afa. Protezione 50 viso-labbra-corpo-schermante-totalizzante in farmacia; repellente per zanzare. Da Tezenis un bikini di emergenza perché non ho ancora avuto tempo di provare i vecchi. E comunque un bikini nuovo per iniziare la stagione ci sta sempre. Peccato che poi lo indossa identico metà della popolazione femminile in spiaggia (l’altra metà è Calzedonia, il 5% di outsiders Golden Point e bancarella del mercato), e per non fare la sfigata lo giro al contrario sfoggiando un’originalissima nuance verde rame rugginoso mat non vista sulle passerelle e rifiutata persino da Pantone™.

Un’intera giornata a rincorrere i beni di prima necessità per contrastare il solleone: macchie ed eritemi, non mi avrete!

Finalmente e’ sera. Continuo, come sempre dopo cena, a lavorare seduta alla scrivania, con la faccia dentro il Mac. In tv va una trasmissione di gente che deve essere votata per come si tuffa meglio in piscina. Sull’altro canale il 33° anno (in pratica da che ho memoria) di repliche sulla Rai de “Il mio amico Charlie”. Arturo è spalmato sul pavimento con aria estasiata.

Mi alzo e vado in balcone. Qualche luce ancora accesa, il riflesso di una finestra socchiusa, la cenere di una sigaretta che arde solitaria sul balcone del settimo piano. Un tiro lento e soddisfatto, che poi scompare. Mi siedo sul pavimento fresco, e mi lascio confortare dal tepore che mi avvolge. In un attimo la stanchezza si fa lieve. Il profumo dell’aria sa di speranze nuove. Di rinascita. Il cielo è lo stesso dei tanti balconi delle tante case della mia vita, dei giardini. Sono le stesse stelle, che mi guardano e sembrano brillare di più. Saluto quei balconi, quei giardini, quelle strade che mi hanno accolto tante notti di tanti anni sparsi qua e là, li ringrazio.

I pensieri d’estate sono speciali. Sanno di luoghi lontani, di spezie, di memorie del cuore. Sanno delle notti passate in spiaggia a cantare le bionde trecce attorno ad un falò con gli amici. Dei bagni a mezzanotte, delle prime uscite in discoteca che a 3 minuti oltre le 2 (orario della ritirata) c’era già mamma stile Kathleen Turner ne “La guerra dei Roses” in balcone, con l’ufficio “Persone scomparse” della polizia al telefono. Delle cotte di ragazzina, delle cose viste da poco oltre le pagine di “Menzogna e sortilegio” della Morante, quando pensavi ancora che la vita fosse fatta di sogni e futuro.

Amo perdermi nella contemplazione dei miei ricordi estivi. Di facce, nomi, voci: felicità trascorse. Amo pensare di aver già incontrato le persone più importanti della mia vita, di aver gioito, di avere riso, di aver pianto di gusto e sentito il cuore battermi forte dentro. Niente rimpianti, nè rimorsi. Addosso solo la sensazione di un attimo perfetto di estate,  e l’entusiasmo e l’impazienza, di dare ancora un’altra sbirciatina.

 

party estivo

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stelle cadenti

 

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Dei ricordi

Il primo giorno di scuola, la stretta forte di mamma, il vociare degli altri bambini, quando tutto è troppo grande, lungo e largo dalla nostra piccola altezza, gli adulti dei giganti e le case grattacieli.

L’odore di un libro della biblioteca, le parole consumate da altri occhi e altre mani.

Il sapore del primo bacio, il cuore che scoppia nel petto tanto quanto i giorni e giorni passati a immaginartelo, vicinanze nuove.

I viaggi notturni, lungo strade e lungo cieli, luci sfocate dal finestrino dell’auto, note e canzoni che appena le risenti in un attimo stai di nuovo lì.

Le gambe che tremano a decisioni forte e coraggiose, gli addii al mare in tempesta con il vento che ti sferza la faccia, che piuttosto non saluto questo o quello ma il mare si, lui ha sempre la risposta giusta.

Le scorazzate coi pattini quelli a 4 ruote e lo stivaletto bianco, che cerchi di non cadere per non fare figuracce davanti al ragazzino che ti piace.

Gli abbracci forti che sanno di incompiuto, che tanto sai che ti ritroverai, fosse anche in un’altra vita. Poi hanno inventato Facebook.

Il primo amore che ti delude e sei certa che il mondo sia finito, i diari pieni di foto e frasi improbabili, petali di chissà quale rosa che ti hanno regalato, lo scontrino ormai illegibile di un braccialetto comprato al bazar del campeggio.

Le chiacchiere fitte e le risate piene quelle fatte a cuor leggero, quelle quando pensi che la vita vale davvero la pena di viverla.

I pomeriggi tiepidi e pigri seduti in cortile , le coccole del gatto della vicina, che ti si acciambella sui piedi mentre ripeti le declinazioni di latino e incidi su una foglia larga frasi d’amore per il figlio bono della vicina di casa che c’ha 15 anni più di te e per lui sei solo un’adolescente sfigata con gli occhiali a fondo di bottiglia e l’apparecchio fisso.

Le lezioni di aerobica in musicassetta, nelle orecchie le cuffiette del walk-man, che non fanno neanche più ormai.

I giornaletti di Braccio di Ferro e Geppo disseminati da papà in giro per casa per non farteli leggere tutti, ma tanto sgamavi subito i nascondigli perché erano sempre gli stessi. Ogni tanto ci torno, magari c’è ancora qualcosa per me.

La lezione di storia ripetuta svogliatamente seduta alla finestra per scorgere la strada e un’idea ancora informe di libertà, che tanto la volta prima ti ha interrogato e non ti richiama di sicuro.

La spilletta a forma di farfalla tutta colorata, che nascosta dietro la casa in campagna sfregavo recitando con enfasi formule magiche di Pollon e Creamy, e quando la mamma l’ha distrutta lavando i pantaloni in lavatrice ero disperata di aver perso i miei super poteri.

L’amore più importante della tua vita, che hai urlato, tirato i piatti, pianto e litigato, ma che c’è stato sempre un modo per riabbracciarsi, per chiedere scusa, per risentire i cuori battere all’unisono e addormentarsi petto contro guancia. Quegli amori che non dimentichi neanche tra 100 anni.

‘Sono un grumo di sogni’, diceva Ungaretti in ‘Sono un poeta’ (da ‘Vita di uomo’).

E siamo un grumo di ricordi, della forza dirompente, straordinaria e inestimabile della nostra memoria.

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Della spesa

Sono la regina dello scaffale. La profetessa del 3×2. La guru del carrello. (e se c’è qualche amico anima pia che me lo porta, accompagnandosi al mio fianco con virile scioltezza nonostante le 4 casse di acqua Vitasnella e 12 confezioni di balsamo liscio perfetto in offerta imperdibile, ancora meglio).

La mia innata sciuraggine (attitudine senza età che porta a provare più esaltazione per l’ultimo modello di ferro da stiro Rowenta DG68 Silence Steam che per l’intera collezione di sandali gioiello Manolo Blahnik) si esprime ai suoi massimi livelli quando arriva il momento di fare la SPESA.

La spesa si divide in due tipi:

– l’attacco repentino sotto casa al triangolo delle Bermude (fruttaiolo-barra-verduraio-egiziano/Simply-caro-come-lanima-deliemmesua/negoziodeicinesi-menomale-che-esistono-loro-elelorolampadine-lacciperlescarpe-eciabattemultiple), quando il tempo è tiranno e ti accontenti di tirar su due datterini, una mela Stark e una busta di zuppa di verdure surgelata mentre fai slalom tra i famigerati carrellini-trolley in tartan verde e marrone, ultima frontiera dell’indipendenza della Vecchietta 2.0

e poi

-la spesa al centro commerciale, agghindata come se fossi attesa da Prada in via Condotti per un’apertura esclusiva e privatissima. Amico porta-carrello al seguito al posto del chihuahua messicano, e falcata pronta per il corridoio dei prodotti beauty.

Adoro percorrere ogni reparto con straordinaria lentezza e il naso all’insù, come se non avessi mai visto un detersivo per piatti, attratta irresistibilmente dai colori sgargianti dell’intera linea Glassex. Dentro fino all’ibernazione nello scaffale frigorifero dei formaggi freschi, studio minuziosamente le etichette alla ricerca del meno calorico sulla faccia della terra. In contemplazione tra vini bianchi e rossi, una rapina a mano armata non mi distoglierebbe dal mio rito di scelta della bottiglia più adatta per la cena.

Il packaging mi cattura, le mirabolanti promesse dell’ultimissimo ritrovato di crema idratante al nettare di bacche delle foreste pluviali dell’Amazzonia centrale mi ipnotizzano. Io sto al direttore marketing come Giulietta sta a Romeo: se non posso averlo, piuttosto morirò!

Questo non significa che sia una spendacciona e riempia il carrello di inutilità varie. Alla fine compro davvero solo quello che mi serve. Ma quanto è gratificante sapere che domattina farò la doccia con il fantastico Bagnoschiuma al Melograno del Quebéc e Semi di Olio di Argan, cenerò con il cordon bleu al tofu di pollo, broccoli e pepe di Cayenna e laverò i panni con Coccolino Vento d’Estate e Sere d’Inverno!! Mi rende così felice tutto questo, più di una Clutch matelassé di Chanel.

Forse perché, alla fine, con pochi euro, ho stuzzicato la fantasia, riempito gli occhi di colori nuovi e i sensi di fragranze audaci.

Adesso alle casse, e per concludere in bellezza la giornata, un bel cono pistacchio noce e panna.

Quant’è bella la vita; no? 😀

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Supermercato

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Della strada

Ieri sera, rientrando in macchina dall’ufficio, cantavo -o meglio urlavo senza dignità alcuna- sulle note di ‘Sing’ di Ed Sheeran e riflettevo sul fatto che quello era senza dubbio uno dei momenti più belli della mia giornata. Non tanto la colazione, quando ti alzi con una fame atavica e sogni i cookies nell’armadietto (dove puoi trovare nell’ordine: una busta di minestrone disidratato, una scatoletta di tonno Auchan e mezzo pacchetto di crackers lasciati lì in stato di abbandono dopo uno di quei momenti in cui decidi di cancellare i carboidrati dalla tua vita); e neanche la doccia in palestra, dopo un’ora e mezza di tapis roulant in pendenza 14.5, quando i muscoli ti ringraziano silentemente per aver interrotto la loro tortura quotidiana.

No.

Perché in nessuno di quei momenti la mente è libera come quando puoi scorazzare con la Smartina sulle strade finalmente mezze deserte della tangenziale, fissare il cielo grigio e bianco che fa quasi tutt’uno con l’asfalto, e lasciare che lo stato d’animo segua i saliscendi delle note che si diffondono per l’abitacolo. Puoi essere felice, emozionata, malinconica, piangere o ridere. Basta scorrere la playlist dell’iPhone, ed ecco qui, da Einaudi ai Dream Theater ai Pooh, la tua vita raccolta dentro una scatoletta di plastica e lamiere, che basta girare il volante, e ti porta dove vuoi. Una volta tiro dritto e arrivo fino a casa, lo voglio fare, una volta. (a Catania, ndr)

In quei momenti mi sento leggerissima, sento che tutto è possibile, che ho la vita nelle mie mani e posso farne ciò che voglio. Sento l’anima lieve, il corpo sospeso come se non avesse consistenza materiale. Sento che i sogni non sono solo idee sfocate rimaste impigliate da qualche parte tra il libro di filosofia del liceo e i diari nei cassetti della mia amata cameretta dall’improbabile carta da parati salmone a fiorellini.

Poi l’ultimo semaforo, è verde, parcheggio sotto casa. Spengo l’iPhone, muore l’ultima strofa di ‘Confortably Numb’ dei Pink Floyd, si torna alla realtà. Accenno un sorriso pensando che l’incantesimo (o l’illusione, se vi sembra più opportuno) si ripeterà ancora.

(si lo so: me la sto tirando e domattina m’hanno fregato la macchina.

Io e il mio inguaribile ottimismo.)

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Dei Marshmallows

Mettiamo subito una cosa in chiaro: i marshmallows non mi sono mai piaciuti.

O meglio: con quell’aspetto così chimico e melenso ho sempre pensato fossero una fregatura, come lo zucchero filato: troppe calorie e poca soddisfazione per il palato. Mai mangiato uno davvero, al massimo una toccatina al volo con la punta della lingua.

Ma il tatto….beh, quella è proprio un’altra storia. Una droga. Come i pallini della carta da imballaggio (a proposito, qualcuno sa come si chiamano ufficialmente??), la mollica del pane e gli impiastricci informi del Crystal Ball.

Mia sorella ne è stata sempre appassionata e il cassettone di casa – lo so che lo avete anche voi…quello che trasuda calorie da tutti i pori tra barattoloni di Nutella e Flauti alla vaniglia- ne era sempre colmo: bianchi, rosa, azzurro puffo.

Rubarne qualcuno non era difficile, e via di ‘pigiamento’ per tutto il pomeriggio con il naso ficcato dentro il libro di storia.

Quella sensazione mi è venuta in mente quando ho dovuto scegliere un nome per il mio blog: rassicurante, dolce, familiare. Intrigante, gustoso, sensuale.

Prima di passare in rassegna tutto il dizionario dei sinonimi e contrari- uno dei miei libri preferiti alle superiori dopo la ‘Biografia definitiva di Mark Owen’- vado al dunque:

amici, presenti e futuri -spero tanti- vi invito a seguirmi sul mio omonimo account Twitter  ‘Marshmallow’ (@DaniFronteddu), una miniera delle notizie più ‘calde’ e interessanti su Lifestyle, Fashion, Tech, Marketing e SocialMedia, e qui sul blog con i ‘marshmallow’ della settimana, riflessioni semiserie di una geektechnerdfashionboh! girl in erba (me piacerebbe!)

Il primo post è andato, e sono un pò emozionata, e curiosa di sapere se domani andrete al Simply – anche Auchan o Carrefour vanno bene – ad acquistare una bella confezione di Marshmallows e cominciare a ‘pigiare’ sulla vita anche voi.

Smack!

 

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Marshmallow

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marshmallows.

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