Delle attese

Spense la luce ed uscì sul piccolo balcone all’ultimo piano.  Il cielo e la linea dell’orizzonte sparirono nei suoi occhi.

Il tramonto era da sempre il momento più atteso. Le dava una sensazione di rinascita, di pace dopo le ore ansiose della metropoli.

Le ricordava la casa in quel piccolo paesino della campagna ligure. La stanzetta da adolescente, la finestra aperta sulla siepe perfettamente potata e sul sole che stingeva piano nella sera. I due gradini scalcinati davanti la porta d’ingresso, lei seduta con il libro di latino sulle gambe a nascondere tra le pagine minuscoli petali di margherita, il gatto nero che sfrecciava per il cortile inquietando le vecchie galline della vicina.

Fissava i piccoli cumuli di fiori rosa calpestati malamente sull’asfalto ora, gli ombrelli muoversi casuali per i marciapiedi, ipnotizzata da quella danza imperfetta.

L’aria fresca e forte sapeva di cose rassicuranti, e la pioggia continuava ad andare giù a piccoli aghi fitti e regolari.

La vita le scorreva distratta sotto i piedi,  incurante di lei, del suo corpo, dei suoi pensieri adesso immobili.

Immobili e lontani chilometri di attesa, di ore piene di tempo, di frasi sconnesse, di desideri ineffabili.

Che importanza ha quanto sono smisurati i sogni. Se traballano, se stonano provando note più alte, se avanzano irrequieti e sgangherati un giorno e poi l’altro ancora e quello dopo.

Nell’attesa essi si realizzano ed esistono pienamente. Nell’attesa vivono, con la stessa identica intensità di ciò che è reale.

Con quella stessa forza con cui stringeresti la sua mano nella tua. La stessa urgenza di un suo abbraccio; scusami, volevo solo dirti, aspettavo te.

 

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Delle atteseultima modifica: 2015-04-28T22:19:46+00:00da dfronteddu
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