Del tempo. Della fluidità delle cose.

La cosa più strana di quest’ultimo periodo della mia vita è stata dover accettare che alcune certezze, incrollabili e indiscutibili ai miei occhi, non avessero in realtà alcun fondamento. Come la storia del buttarsi tutto alle spalle.

Credevo fosse giusto, persino normale e naturale, cancellare. Le esperienze negative. Un amore sbagliato. Un’amicizia deludente. Un lavoro pesante. Via, si resetta, con fermezza.

Chiusa una porta si apre un portone. Indietro non si torna.

La vita va avanti. E macina tutto.

Coriandoli di storie passate al tritadocumenti e soffiati via in un vortice di luci. Un ‘orgia di facce, immagini, rumori, parole.

A volte abbiamo le cose sotto il naso e neanche ce ne accorgiamo, presi come siamo a non fare tamponamenti multipli in tangenziale e a contare fino a 1000 anche 2000 per non sbroccare alla vecchietta che ti passa avanti in fila alla posta.

Un giorno su Mtv  Giorgia canta

“…Come ero me lo ricordo ancora

quando dicevo che il tempo ti consola

e ora so che il tempo non cancella nienteeee…”

Alzo il naso dal Mac e fisso lo schermo incredula. Un’illuminazione. Un’adolescenza intera a scrivere “Panta Rei” sulla Smemoranda (tra l’altro interpretandolo in modo sbagliato, ma faceva figo così) e a sentirsi dire “Eh, il tempo è un grande dottore, guarisce tutte le ferite” e arriva questa, senza preavviso, a farti vacillare il terreno sotto i piedi. Adesso si spiega tutto. Adesso capisco perché è un anno che corro corro, per andare chissà dove, smuovo faccio dico cerco dibatto sudo e poi mi fermo e mi accorgo di stare sulla ruota del criceto. Senza neanche quel poveraccio del criceto: almeno, mal comune mezzo gaudio.

Mi sale una rabbia mista ad emozioni diverse. Potevate dirmelo prima! Che le ho sbattute a fare le porte in faccia? A cosa è servito dire “Mai più!”, aver pianto e urlato al vento “Chi me lo ha fatto fare!” “Averlo saputo prima!” “Ah ma non ci casco più!” “Non mi rivedi manco in cartolina” “Quanto tempo perso”  e tutto il resto del repertorio. A che serve.

Ogni respiro. Ogni persona che entra nella nostra vita. Ogni stretta di mano, ogni abbraccio. Ogni parola. Ogni strada che percorriamo. Ogni luogo, reale o solo immaginato. Ogni pezzo di vita sul quale chiudiamo gli occhi ogni sera, quando soli o abbracciati a qualcuno rimbocchiamo la coperta sui nostri cuori, farà per sempre parte di noi. Per sempre. Certo, il ricordo si farà sbiadito, alcuni più di altri, magari non ci penseremo per un giorno, o per anni, ma ciò che siamo è il risultato perfetto e sputato di tutto ciò che abbiamo vissuto, delle persone che abbiamo incontrato, di chi abbiamo amato.

La vita è fluida. Gira, scorre, ritorna e rigira ancora. Ritornano le persone nelle nostre parole, in quello che diciamo. “Rubiamo” dagli altri. Conoscenze, sensazioni, atteggiamenti. Viviamo, e facciamo quello che ci sembra giusto, ma pensare di non essere un perfetto mix del nostro passato è una follia. Significa rimanere prigionieri dei ricordi. Li cacci e poi, quando pensavi di averla fatta franca, eccoli pronti a ricaderti addosso tutti insieme.

Non possiamo andare avanti se non ci perdoniamo. Se non accettiamo che alcune cose siano accadute perché dovevano accadere. In barba a noi stessi, al fato, al destino e persino a Dio, la vita a volte è solo il risultato del caso e delle alterne fortune del tempo. Tante cose ci faranno così male, così male. Tante cose ci sembreranno gratuite. Tante cose ci batteranno così forte che penseremo di aver toccato il fondo. E invece ci batteranno ancora e ancora. E poi torneranno e saranno la nostra ragione di vita.

Lo visualizzo come un grande abbraccio, in cui cerco di far entrare tutto. La Daniela di ieri, e quella di oggi. Quella che faceva i figurini con Gira La Moda, e collezionava le rubriche di Rosanna Lambertucci. Che faceva la scema per villaggi ballando “La Bomba” e davanti 1000 persone a seguirla. Che gioia! Che si inventava le storie e leggeva di nascosto fino a notte fonda sotto le coperte. Sono ancora lei! In eterno, non-finito tentativo di equilibrio tra la perfezione e il disastro. Tra il nero e il bianco senza possibilità di grigi. Un pò cinica, un pò disincantata. Ma che conosce un solo modo di amare: tanto, troppo, ogni giorno di più.

 

ps: ogni tanto “Mai più” c’è stato tutto però. Eh.

 

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Del tempo. Della fluidità delle cose.ultima modifica: 2014-11-14T22:57:17+00:00da dfronteddu
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