Delle solitudini

5 agosto.

Una Roma non ancora deserta.

Auto in giro, vita che freme sulle strade battute dal calore del mezzogiorno.

Qualcosa nell’aria sa già di solitudine.

Il vialetto del condominio è immerso in un silenzio irreale nelle lente ore pomeridiane, e i signori dell’appartamento accanto non mi svegliano più alle 7.00 del mattino litigando sulla spesa fatta al mercato.

La vecchietta del balcone di fronte non è sulla sua sedia, punto di osservazione privilegiato delle intricate vicende del palazzo. Le serrande sono abbassate, le piante scomparse, forse lasciate alla vicina perché si curi di annaffiarle.

La tenda all’ottavo piano sbatte pigramente, la sera solo un paio le luci accese, pochissimi i rumori dalla strada. Una coppia cena muta, illuminata in modo grottesco dai flash della tv.

Preludio di solitudini. Di vite che rallentano. La mia, le altre.

Cammino per le strade deserte di mezzanotte, fissando la luce ad intermittenza di un lampione curvo. Sorrido rassicurante come se fosse un amico di vecchia data.

Faccio pace con l’asfalto.

Mi accorgo delle erbette spontanee che fanno capolino tra il marciapiede e il muro della farmacia. Degli alberi lungo la via. Sto col naso all’insu’, a cercare le stelle che appaiono e scompaiono tra le foglie.

L’aria sa di mare e di libertà. Ma forse è solo la mia fantasia. E’ calda ma leggera, mi accarezza gentile, come se volesse adagiarsi su di me, finalmente riposare.

Si placa l’ansia, la paura. La vita si è fermata un giro. Mentre il mondo prepara valigie, passaporti, secchielli e palette colorate, io rimango ad osservare gli spazi vuoti, custode silenziosa di una città che sembra, adesso, chiedere la mia compagnia.

Un tram mezzo vuoto scorre sui binari sgangherati. Vorrei salire senza una meta. Solo per lasciar scorrere le immagini davanti agli occhi e fissare cosa c’è dietro, oltre le ore frettolose, oltre i corpi, oltre le menzogne. Il muro che è solo muro, il ponte severo della tangenziale, il semaforo infinito dell’incrocio quello grande. Gli oggetti inanimati che prendono vita come se fossero riflessi sull’acqua di uno stagno, in un movimento ipnotico e regolare.

In questa bolla temporale io respiro, a polmoni pieni, sento la vita scorrermi forte dentro. E’ tutto così lontano, tutti gli affanni, “le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni, di chi crede che la realtà sia quella che si vede.”

Il profumo del caffè nella cucina deserta. Piedi nudi sul pavimento. I Tuoi occhi nel sole, e nell’oscurità. Il verde che cambia nelle ore che passano. I Tuoi occhi d’ Infinito.

Questa solitudine di agosto sei Tu. Delicata come una Tua carezza, forte come le Tue parole. Potente come il silenzio di sguardi che piegano l’acciaio. Come la morsa delle Tue mani attorno al mio cuore.

 

 

“Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.”

(Montale, Ossi di seppia, 1925)

 

002564bb45520d8cf6e250

artlimited_img193656

artlimited_img266607

b8f5953bc91ff452067cc0b27985d3b5_12_08_2008_0084164001218524283_kaveh_h_steppenwolf

kaveh hosseini6

solitudine-e1383121967948

Steppenwolf13

 

 

Delle solitudiniultima modifica: 2014-08-05T23:13:33+00:00da dfronteddu
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento