Dei libri (e dei giornali, dei fumetti, del kindle)

I ricordi legati alla carta stampata risalgono alla primissima infanzia.

Credo che in clinica, quando mi portarono tra le braccia di mia madre quel lontano 4 gennaio 1981, tra le fasce ci fosse già avvolto un giornaletto di “Braccio di Ferro” – Poldo special edition (da cui forse la mia pingue adolescenza).

Tutto il resto della collezione, insieme a quella di “Geppo”, “Nonna Abelarda” e “Felix”, la completai durante le lunghe notti stesa sullo scendiletto del lettone di mamma e papà.

Con ancheggio Pantera Rosa mi lanciavo a terra prima che il Sottufficiale della Marina Militare Salvatore Fronteddu potesse percepire lo spostamento d’aria (non credo abbia mai davvero dormito in vita sua, e negli anni avrebbe azzeccato sempre i nanosecondi di ritardo sull’orario di ritirata, ciascuno dei quali mi costava 1000 lire della paghetta settimanale, e la minuziosa disamina delle bollette del fisso in cui le mie telefonate erano evidenziate in rosso-lettera scarlatta- simbolo di infamia). Nella semioscurità facevo mattina con il naso ficcato dentro quelle pagine dall’odore meraviglioso.

Verso i 10 anni scoprii le ludoteche e le biblioteche: posti in cui potevi leggere gratis quanto volevi e addirittura portarti i libri a casa. Mi sembrava incredibile!! Lessi tutta la letteratura per ragazzi dell’epoca- “Ascolta il mio cuore” di Bianca Pitzorno uno dei più belli- e passai ai classici negli anni delle medie e delle superiori.

Ho amato follemente Elsa Morante, Kafka (O_O); Orwell, D’Annunzio, Mann, Pavese, Verga, Pirandello, e la poesia di Montale, Pascoli e Leopardi. Ho completato Stephen King, Patricia Cornwell, e poi Palahniuk, Roth, Lansdale, e la narrativa italiana contemporanea: Ammaniti, Gamberale, Avallone, Rossana Campo, D’Avenia, Mazzantini. Li nomino come se parlassi dei miei migliori amici.

La prof. di lettere al liceo, che ricordo con affetto nonostante le interminabili lezioni sui Promessi Sposi, un giorno disse: “Ragazzi, ricordate, è molto importante che nel corso della vostra vita leggiate delle riviste; sceglietene anche una sola, ma siate costanti, tenetevi sempre aggiornati.”

Io presi alla lettera e cominciai l’infinita collezione di “Specchio” de La Stampa, scelta dettata dal fatto che l’allegato al quotidiano vedeva la luce proprio in quei giorni e mi sembrava fantastico poter iniziare la mia raccolta proprio dal numero 1.

Cominciò così anche la passione per le edicole.

E’ come il richiamo del miele per gli orsi: ne vedo una e non posso fare a meno di avvicinarmi. Rimango lì, incantata nella lettura di titoli e nella contemplazione delle immagini.

Le mie preferite sono quelle grandi e fornitissime, dove trovi le pubblicazioni più rare e fantasiose: “MAD- Macchine Agricole Domani”, “Italia Imballaggi”, “Il mio Cavallo” , e quelle di stazioni e aeroporti, immerse in un’ atmosfera di costante movimento.

Di solito acquisto Glamour, Vogue, Wired, ma se mi lascio prendere la mano sono capace di uscire con un malloppo intrasportabile (lo capisco quando il tipo mi dice:”Signorina, che vuole una busta??”) e gli occhi che brillano come se mi stessi portando a casa un Rolex Lady-Datejust Special Edition in oro rosa e diamanti.

“Tu Style”, “F”, “Vanity Fair”, “Millionaire”, “Focus”, “Cosmopolitan”, passando per “Dylan Dog”, “La Settimana Enigmistica” (che scatenava sempre lotte in casa per chi doveva riempire per primo il cruciverba di copertina- al secondo posto “Unisci i puntini”), “Top”, “Di Più”, “Chi”, “Vero”.

Una giornata al mare o un viaggio in aereo diventano un’ottima scusa per svaligiare l’edicola di turno, mentre di solito cerco di girare al largo per evitare di dissanguare giornalmente le mie finanze.

Dal parrucchiere la prima richiesta non è “Taglio e piega!” , piuttosto “potrei avere QUALCHE rivista??” . La tizia di turno cerca di imbastire una relazione umana mentre armeggia con le ciocche, ma demorde puntualmente constatando di essere completamente ignorata ad appannaggio delle ultime sensazionali news sul figlio di Belen e Stefano (un’altra mia grande passione è il gossip, nostrano e internazionale…Signorini mi fa un baffo…provare per credere!)

Negli anni ho sublimato questa esigenza con il web, che non ha certo il fascino della carta stampata, ma offre comunque i contenuti più vari e una possibilità di aggiornamento minuto per minuto.

Per non parlare della comodità di ordinare con un click un libro in versione Kindle su Amazon e leggerlo anche alle 4 di notte, ebbrezza che non mi impedisce di sciorinare con boria la tessera “Biblioteche di Roma” che neanche una American Express Centurion Black.

C’è una frase di Pennac che amo molto: “Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”

Credo sia così: leggere è vivere altri mondi, altri tempi, altri pensieri.

E’ aprirsi a Possibilità.

E’ credere nell’infinita forza creativa della nostra mente.

Siamo ciò che vogliamo, se tendiamo tutto il nostro essere verso l’aspirazione a raggiungerlo.

 

“Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.” Gustave Flaubert, “Lettera a Mille de Chantepie”, 1857

“Vivere senza leggere è pericoloso, ci si deve accontentare della vita, e questo comporta notevoli rischi.”
Michel Houellebecq,  “Piattaforma nel centro del mondo”, 2001

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Dei libri (e dei giornali, dei fumetti, del kindle)ultima modifica: 2014-07-29T14:01:44+00:00da dfronteddu
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