Da “Discorso della testimone”. Matrimonio di Giovanna e Maurizio, 12 luglio 2014

Ps: ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale.

1997, Interno giorno.

No, forse tardo pomeriggio.

Una musica in sottofondo, proveniente dalla radio portatile Grundig della zia Amalia, lasciata lì in cucina , con l’FM sintonizzato su Radio Nostalgia e i migliori successi di Nilla Pizzi.

E’ la soundtrack della pubblicità anni ’80 della lavatrice Margherita Ariston. Un vero cult.

Non vi sto qui a tediare sul perché e per come, ma sappiate che e’ da lì che iniziò tutto. Una vacanza se vogliamo, ma soprattutto, la storia di un’amicizia.

Perché io e questa splendida donna siamo sì cugine, ma, consentitemi, prima di tutto amiche e anime affini. Affini nei gusti, nei pensieri, in una certa visione della vita.

Affini fin dai 16 anni nella scelta di portare in campeggio tutta la collezione primavera estate ’97-’98 di Scarpe Superga, per la felicità della zio Saro, che non aveva più una camera da letto ma un vero e proprio Valmontone Outlet Fashion District, tanto da prendere la drastica decisione di fuggire a gambe levate dal bungalow insieme alla zia Amalia, lasciando me e Giovanna in vacanza da sole, anche perché eravamo affidate alla stretta, severa e inattaccabile sorveglianza di suo fratello Eugenio. Una vera sicurezza.

Non starò qui a raccontare le avventure di quell’estate, e dell’estate successiva, quest’ultima tra l’altro disastrata dalla presenza dello zio Salvo (mio papà), affiancato dopo che Eugenio era stato valutato del tutto incapace nel ruolo di tutore. Lo zio Salvo, con la tipica elasticità e morbidezza che il regime sardo e militare gli avevano trasmesso, risultava d’altronde più persuasivo (e adesso a lavare i piatti, e alle 20.30, si spengono le luci!!!)

Ma neanche lui riuscì a fermarci. I vestiti che pigiavano ammassati nella cabina armadio erano troppi e tracotanti, come il nostro spirito che, libero e gioioso, scalciava inquieto. Così anche Eugenio, declassato al più semplice ruolo di assistente allo specchio (in pratica doveva staccarlo dal muro del bagno e muoverlo a nostro piacimento per farci vedere meglio come cadeva il vestito, una sorta  di antenato del selfie) divenne vittima predestinata della nostra esuberanza.

Quante avventure, quanti momenti vissuti insieme Giò, tanti che alcuni non li ricordo più, altri sono talmente nitidi che mi sembrano successi ieri.

Le prove del balletto “La le pap qualcosa” sul vialetto del campeggio. La tutina al mercato di Marina di Carrara, che Eugenio non voleva proprio comprarti. Alla fine te l’ha comprata: la tua meravigliosa testardaggine, che ti ha fatto raggiungere obiettivi così alti nella vita, la spuntava già allora su tutto. Le scorribande in risciò nella Pineta e le lezioni di pattinaggio sotto casa, con le incursioni sonore del vicino un pò matto che sul più bello urlava: “Velenooooo!!”. Le lezioni di aerobica, io tu e Santi sempre insieme, io la più elastica, voi le più forti di braccia e addominali. Le abbuffate di dessert di Cravagno, sedute su un muretto scalcinato, le corse sul lungomare e per finire la mega coppa di gelato di Ernesto con Simo, Vanessa e le altre.

Per poi ritrovarsi qui a Roma, ancora insieme, a inondare di lacrime da Via Antonelli a via Chelini a scendere fino giù a  Piazza Euclide, ognuna con i suoi affanni, con le paure dell’essere, improvvisamente, adulte. Ma pronte ancora a divertirsi e a picchiare forte, su questa vita.

Caro Maurizio.

potrei raccontarti tante e tante cose, ma non vorrei frastornarti troppo. O spaventarti.

Voglio dirti solo: benvenuto.

Benvenuto da Bosch e Black&Decker- di cui una è tua suocera e lì ringrazierei Dio del fatto che viva a Catania – la leggendaria coppia di trapani multiuso di ultima generazione, aggiornate alla versione 3.0 caschetto biondo perforante. Ti auguro di non incontrarle mai in coppia. Benvenuto da Eugenio, che fossi in te non mi farei mai nemico, se tieni alla tua reputazione, in particolar modo durante cene e riunioni di famiglia, in cui sarebbe capace di raccontare le tue peggiori e vergognose defaillance facendoti schifare persino da tua madre. Il tuo proverbiale aplomb ne risentirebbe senz’altro. E benvenuto da me, che sarò sempre in prima fila nel proporre a Giovanna rave party, appuntamenti al buio, week end all’amnesia di Ibiza , cocktail di alcol e droga e cenette con i modelli della mia agenzia, in tenuta California dream men.

Ma soprattutto benvenuto da quella che da poche ore è tua moglie: e qui fammi fare un pò l’avvocato del diavolo, senza nulla togliere alla tua avvenenza fisica, alla tua arguta intelligenza e ai tuoi modi sopraffini: a Maurì, ma quanno te ricapitava una così!!

Bellissima, intelligente, volitiva e ambiziosa ma anche straordinaria donna di casa e angelo del focolare. Chi altro poteva così amorevolmente costringerti a 10 km di corsa ogni mattina alle 5 , a deliziosi pasti a base di sole foglie di insalata e abbondanti bacche, e a cancellare definitivamente dalla tua vita dolci, carboidrati e grassi saturi! La tua bilancia senz’altro, ringrazia.

Ma bando alle ciance e alle burle adesso.

Voglio concludere questo discorso con una raccomandazione seria. Non perché io sia saggia o chissà che. In amore in fondo siamo tutti un po’ scolari in grembiule al primo giorno di scuola. Ma una cosa mi sento di dirvela, dal più profondo del cuore. Quando litigherete (perché litigherete), quando vi lancerete i piatti (perché ve li lancerete) quando Giovanna ti beccherà di notte davanti al frigo a rimpinzarti del suo Tiramisù light e ti urlerà “Da te non me lo sarei mai aspettato, porco!” fatemi un favore, fate una cosa. Per 10 minuti fate quello che vi pare, ditevi le peggio cose, poi fermatevi. Guardatevi in silenzio per qualche secondo (in alcuni casi già li vi scapperà da ridere). E poi abbracciatevi. E ripartite da lì.

Vi voglio bene.

 

 

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Da “Discorso della testimone”. Matrimonio di Giovanna e Maurizio, 12 luglio 2014ultima modifica: 2014-07-15T14:42:59+00:00da dfronteddu
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